Da qualche giorno circola in rete una lettera aperta, sottoscritta da molti blogger - tra cui Luca De Biase, Juan Carlos De Martin, Michele Ficara, Alfonso Fuggetta, Enrico Gasperini, Enrico Grazzini, Marco Montemagno, Layla Pavone - indirizzata a Bruno Vespa, dopo le dichiarazioni fatte nella puntata del 28 febbraio.
Eccone uno stralcio: «Ci sembra che la trasmissione da lei curata del 21 febbraio 2008, peraltro dedicata ad un altro tema (l'omicidio di Perugia, n.d.R.), abbia purtroppo (crediamo involontariamente) generato un sospetto generalizzato verso i blog e il social networking, se non addirittura verso la comunicazione via Internet. Sarebbe, a nostro parere, un errore grave analogo a quello di alcuni intellettuali aristocratici che, tanto tempo fa, condannavano in blocco la televisione perchè … fa male ai bambini e toglie anche del tempo prezioso agli adulti per leggere libri e giornali…». La riportano per intero, tra gli altri Intarget, Pangora e Nick's blog.
«Praticamente Vespa e la sua cricca, da me chiamati i “paladini dell’anti-giornalismo“, hanno esposto le loro teorie riguardo lo sviluppo dei blog e dell’uso criminoso che i giovani ne fanno». scrive woznihack. «Secondo loro "i giovani adesso hanno bisogno di visibilità, soprattutto coloro che non riescono a partecipare ai reality-show" che, delusi dall'esito negativo del provino, si lanciano su internet alla ricerca del successo. "Gli strumenti per arrivare al successo, sarebbero la prostituzione e l'uso di contenuti pornografici ed eroticamente espliciti". Come se non bastasse una sessuologa-psicologa di fama nazionale, dice che "i giovani hanno una doppia vita all’interno della loro vita virtuale". Addirittura, fanno vedere ai genitori solo le parti "soft" dei loro blog e nascondono le parti della loro seconda vita segreta».
«Da queste parti si parla un po' troppo spesso a sproposito di internet» commenta Starlett. «Descritta ora come un'alcova di pedofili, ora come un rifugio per criminali, pirati, disadattati, ora come nascondiglio per sgherri della peggior specie. Infine anche come puttanaio globalizzante, acuta osservazione di una presunta esperta nel corso della trasmissione condotta da Bruno Vespa, ardito conoscitore del mezzo anch'egli. Ovviamente internet non è nulla di tutto questo: è solo un media, uno strumento, come può esserlo una televisione, una radio, un giornale. E per definizione un media è un soggetto neutro, che soltanto la condotta dell'uomo può poi qualificare nelle varie esternazioni che si vanno a realizzare».
«Sosteniamo la rete ed il web, ma sproniamo anche i nostri figli ad uscire di casa e conoscere nuove persone per stabilire relazioni off-line, altrimenti rischiamo di avere future generazioni di alienati per i quali l’unico modo di comunicare sarà rappresentato dal web» dice dal canto suo Torre di controllo. «Insegnamo loro che, in ogni caso, una stretta di mano, due chiacchere fatte avendo di fronte una persona in carne ed ossa e non il monitor di un PC, una carezza, un bacio, una parola sussurata piano in un orecchio sono piaceri che mai nessuno strumento tecnologico potrà sostituire. Spesso oggi la visibilità su internet per gli adolescenti è più importante della qualità stessa della persona e spesso per loro la rete rappresenta l’unica piazza dove incontrarsi e relazionarsi con gli altri. Questo non deve assolutamente avvenire ed è l’unico punto che mi trova concorde con la “graziosa” Graziottin».
Di diverso avvisoIl Barista: «E ho letto la lettera inviata con solerzia da un equipe di sensibili esponenti. Ferma restando la condanna per la superba stupidaggine e la malafede di Vespa e contorni, mi chiedo quale possa essere la ragione di tanto impegno. Per contraddire cosa? La disinformazione? La disinformazione originata da chi, da cosa? Da Porta a Porta? E per ottenere cosa? La difesa di un diritto, la tutela del progresso, la denuncia di un arretratezza endemica? Ma, mi ripeto, rivolgendosi a chi? A Vespa?». (Libero News)