In Tv difende la libertà di espressione, ma sul web no, la questione non deve stargli particolarmente a cuore. Perché sul blog ufficiale della sua trasmissione, Rockpolitik, il "Clan Celentano s.r.l" vieta a chiunque la riproduzione di contenuti, marchi, immagini pubblicati sul suo sito web. Per farlo ci vuole una sua personale autorizzazione scritta. Non male per un sito del 2005 che dovrebbe incoraggiare alla libetà di espressione e soprattutto alla diffusione della conoscenza e del libero sapere. Per la precisione nel blog di "Rockpolitik" alla pagina dedicata al copyright c'è scritto: "Tutti i segni distintivi (marchi denominativi e figurativi, loghi etc.) indicati e utilizzati nel presente sito sono di esclusiva titolarità di Clan Celentano S.r.l.. Nessun uso di tali segni distintivi è ammesso salva previa autorizzazione scritta del titolare". E pensare che lui, proprio lui, l'Adriano (al momento) più famoso d'Italia, ha proposto nella prima puntata del programma (che si avvale del lavoro di una redazione e sette autori tra cui lo stesso cantante) immagini e inchieste provenienti dall'archivio Rai, realizzate da altri autori per altri programmi, senza citarne la provenienza: lo ha accertato l'agenzia di stampa internazionale Reuters, che non è riuscita ad ottenere nessun commento "da un rappresentante legale della Clan Celentano srl", né dalla Rai. La segnalazione in rete, è partita da Beppe Caravita, storico blogger nonché caporedattore del Sole24ore ed è stata ripresa da mr. Reset, blogger molto famoso in ambito tecnologico e merita di essere ulteriormente rilanciata. Perché in fondo la questione è una sola: ma sul web, Adriano è rock o lento? Alessandro Gennari Per saperne di più: Lo stipendio da "fame" di Celentano: 350mila euro a puntata |