Gaffe di Berlusconi con l'Argentina per una frase che ridicolizza i "voli della morte", macabra pratica del regime militare durante l'ultima dittatura. Polemiche finte, come dice il premier, o inammissibili scivoloni?
di Lorenza Provenzano
E' più forte di lui: Berlusconi non riesce a rinunciare a battute salaci (l'ultima, rivolto a Brunetta che illustrava ai giornalisti le funzioni della chiavetta Usb distribuita alla stampa: «Gliel'hai spiegato dove si infila?») e a commenti che nella sua intenzione sono innocenti o addirittura ragionati, ma che alle orecchie altrui risultano invariabilmente fuori luogo, quando non imbarazzanti o addirittura agghiaccianti, come nel caso delle recenti esternazioni su Eluana.
Colpa di interlocutori troppo permalosi? Della sinistra che ci marcia? Dell'universo mondo in malafede? Tutto è possibile. Vero è che abbiamo collezionato un altro incidente diplomatico. Questa volta, con l'Argentina. Durante la campagna elettorale in Sardegna, infatti, il premier - presente sull'isola per appoggiare l'anti-Soru Cappellacci, poi risultato vincente - ha evocato durante un discorso pubblico il dramma dei "voli della morte", cui ricorrevano i militari durante l'ultima dittatura argentina (finita nell'83) per eliminare i dissidenti al regime, gettati ancora vivi dagli aerei nelle acque del Rio de la Plata.
«(...) E' come quel dittatore argentino - ha detto il premier in quell'occasione - che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone, poi aprivano lo sportello, gli davano il pallone e gli dicevano: "C'è una bella giornata fuori, andate un po' a giocare"... Che fa ridere ma è drammatico» ha concluso il presidente del Consiglio, scatenando l'ilarità della platea. La frase, riportata da L'Unità di sabato scorso in un pezzo titolato Berlusconi macabro con i desaparecidos, non è sfuggita ai diplomatici argentini che hanno immediatamente convocato l'ambasciatore italiano, impegnatosi a «verificare le frasi attribuite a Berlusconi e a informarne il governo argentino».
Polemiche gonfiate, ha replicato la Presidenza del Consiglio, che ha diramato un comunicato di fuoco in cui si definiva l'episodio un «attacco calunnioso e assolutamente ingiustificato, che provoca indignazione. Le parole del Presidente del Consiglio sono state, infatti, completamente stravolte e addirittura rovesciate quando era chiarissimo che egli stava sottolineando la brutalità dei "voli della morte" messi in opera dalla dittatura argentina di quel tempo».
Una risposta che non ha tacitato le vibranti proteste in Argentina, dove la notizia è rimbalzata, com'è ovvio, su giornali, tv e siti web. Si è detta «offesa» la presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, al pari di Angela "Lita" Boitano e Vera Jarach, madri di desaparecidos che hanno chiesto di incontrare l'ambasciatore Ronca: «Scherzare sui desaparecidos e i "voli della morte" non è ammissibile, si tratta di delitti di lesa umanità commessi dal terrorismo di Stato» hanno detto.
Anche in Italia non sono mancate espressioni di indignazione da parte di Fassino («Gaffe indecente, Berlusconi si scusi») e dell'Idv, che stigmatizza le «continue pagliacciate di Berlusconi». Battaglie perse: la maschera del più trito e ormai decadente gigionismo italico galvanizza le masse, come dimostrano i fatti. E ormai stupido è chi lo stupido (non) fa.