di
Lorenza Provenzano
Non ci dorme la notte, Obama. La crisi occupa ogni pensiero del neopresidente americano che ha promesso, sì, aiuti statali ai settori finanziari e industriali che più patiscono la recessione - l'auto in primis -, ma a una condizione: che gli stipendi dei top manager
non superino il tetto dei 500mila dollari annui. Una decisione dovuta (seppur finora solo ventilata dallo staff presidenziale e non ancora confermata), ragionevole e perfino decorosa, considerati i licenziamenti nell'ordine di migliaia e migliaia di unità in corso tutt'ora negli Stati Uniti (l'ultimo ferale annuncio è di
Panasonic: 15mila dipendenti a casa).
Un provvedimento che colloca l'America, pur con tutti i suoi problemi, a una distanza siderale rispetto alla realtà italiana. Dove pare "normale" che gli stipendi dei super manager subiscano impennate inversamente proporzionali rispetto all'andamento dei
bilanci e degli
indici di Borsa delle loro stesse aziende. E non c'è recessione, né
bolla finanziaria, né
bufera dei subprime, né
commissariamento di società al tracollo che minimanente freni l'inarrestabile galoppata verso il cielo delle buste paga vip. Non c'è limite all'improntitudine. L'azienda fallisce? Liquidazione stellare per il "povero" amministratore delegato, costretto ad andare a mungere qualche altra società. Gli utili scendono? Ritocchino (col segno più) allo stipendio del capo, a titolo consolatorio.
E' stato calcolato che nel Bel Paese, nel
2007, i cinquanta top manager delle società quotate abbiano incassato la stratosferica somma di
300 milioni di euro (+ 29% in un anno) contro una crescita inferiore all'inflazione (+2,3%) degli stipendi dei lavoratori dipendenti. I cittadini
svenati dalle tasse perdono potere d'acquisto, lor signori, invece, hanno il problema di dove parcheggiare lo yacht, ché i posti in porto cominciano a scarseggiare. Bruxelles lancia il monito: «I manager superpagati mettono a rischio il sistema». E l'ex Alitalia che fa? Stacca un
assegno di 15 milioni di euro al commissario Fantozzi. Meriti aleatori e portafogli gonfi: non c'è dubbio, per capi e capetti l'America sta qua.