«Poche, arrabbiate,
violente, sciagurate, cretine. Hanno sporcato una manifestazione bella, un corteo pacifico, festoso. Non mi era mai capitata una cosa del genere». Non la manda certo a dire il ministro Giovanna Melandri, cacciata sabato dal corteo romano
contro la violenza alle donne da un gruppo di neofemministe. Ma Giovanna non è sola. A finire nel mirino delle “arrabbiate”, anche
Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna – per loro fischi, insulti, grida e l’invito a lasciare la manifestazione – nonché alcuni giornalisti e fotografi rei di essere maschi.
Scrive una
manifestante-blogger nella sua cronaca a caldo, «(…) musica balli e giovanissime e giovanissimi e vecchietti con cartelli “IO SONO UN UOMO NUOVO”. Nonna vestita da nonna e nipotina rasta che gridano “Meno famiglia più parapiglia”. Musica entusiasmo, donne uomini, razze e colori. Niente servizi d’ordine ma dialettica sempre aperta. Improvvisamente entrano pezzi di uomini con vestiti oscuri intorno a Prestigiacomo e Carfagna. Gentilmente da alcune anziane partecipanti vengono allontanate. Il gesto più violento è stato un megafono che ha gridato “Fuori il fascismo dal corteo, fuori la Prestigiacomo”».
Di tutt'altro avviso Camelotdestraideale, che si chiede: «Perché mai questo odio antimaschile? (“Siete uomini uscite da questo corteo”). Gli uomini non possono esprimervi solidarietà? Tutti gli uomini sono stupratori? Tutti, compresi quelli che manifestano con voi e per voi? E soprattutto, perché questo slogan (rivolto all’indirizzo di Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo): “fuori i fascisti da questo corteo? La loro f*** non è come la vostra? La loro f*** può essere violata? Fascista è il vostro odio!». Giustifica l’episodio Polvere di Nuvola: «Sono stati sfoghi comprensibili di donne arrabbiate, stanche di subire sempre di più. E speriamo che, come al solito, tutto non si fermi a oggi e che si continui ancora a gridare questa rabbia affinchè chi DEVE la ascolti davvero!»