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| Notizia del 1 febbraio 2007 - 09:10 |
| Morire per la caccia
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Cento, tra deceduti e feriti (e non tutti cacciatori), per lo "sport" più inutile e odioso al mondo. Dì la tua
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di: Nico Valerio
Cento, tra morti e feriti, per lo "sport" più inutile e odioso al mondo
Tra le tante assurdità umane c'è l'ottuso "passatempo" della caccia. Omaccioni grandi e grossi, attrezzati con le ultime tecnologie, fucili di precisione mod. Iraq (ma con il calcio di legno finemente intarsiato: roba da migliaia di euro), abiti para-militari mimetici per non essere visti tra il fogliame della foresta. Per uccidere chi? Animaletti di 20 grammi. Una sola, costosissima, cartuccia pesa di più. Ridicolo? Se i cacciatori avessero il senso dell'humour si vergognerebbero di sé e dei colleghi. Ma uno che fa il cacciatore non ha né il senso dell'humour, né il senso del ridicolo: è una selezione naturale. Una selezione al peggio, s'intende. Inutile evocare la letteratura, l'epopea della "caccia grossa", i grandi racconti di viaggio del passato, quando il cacciatore si doveva misurare almeno con un po' di rischio e, se non ad armi pari, il confronto con il grande animale, più forte e scaltro dell'uomo, dava all'animale numerose possibilità di fuggire o addirittura di uccidere l'uomo. Ma con armi sofisticate, e senza più i grandi "animali feroci" di cui si è nutrita per decenni la sottocultura coloniale, rifugio velleitario del "vorrei ma non posso" di ometti viriloidi con la psicologia del "militare mancato", talvolta perché scartati alla visita di leva, la caccia è diventata un puro esercizio di ottusità. Estinti i grandi mammiferi, come l'orso, quasi inesistenti i mammiferi selvatici di media taglia (oggi reintrodotti, spesso ad uso e consumo degli stessi cacciatori), si sono rarefatti anche i piccoli, appunto, per la caccia. Gli uccelli si riducono sempre di più, per l'inquinamento, la trasformazione delle zone umide, ma soprattutto l'antropizzazione crescente, l'apertura di nuove strade e la costruzione di nuove case abusive. E che fanno i cacciatori? Cercano gli ultimi animaletti, alcuni batuffoli di piume pesanti pochi grammi, per ucciderli. Con rose di pallini che li distruggono e ne inquinano le carni rendendole immangiabili. Cessa così, e diviene anzi grottesco, il lontano legame semantico della caccia con l'alimentazione primaria dell'uomo, quella che era la sua vera giustificazione antropologica. In occasione della fine della stagione venatoria in Italia, ecco un bilancio di Carlo Consiglio, fondatore e presidente della LAC: "Al tramonto di oggi si conclude la stagione di caccia. I cacciatori italiani sono passati dai 2 milioni degli anni Sessanta ai circa 800 mila di oggi, ed un'attività ormai oggetto del disprezzo della maggioranza degli Italiani, di nessun interesse per i giovani d'oggi, cerca di sopravvivere ai propri errori invocando assurde "deregulations", anziché concorrere alla tutela del patrimonio faunistico. I dati della stagione venatoria che volge alla fine attestano una sequenza impressionante di fatti di sangue in incidenti di caccia: 33 morti e 69 feriti per soli episodi correlati all'impiego di armi da fuoco e relative munizioni; tra questi 3 morti e 17 feriti sono cittadini non cacciatori, recatisi nei boschi o in campagna per altre attività, e rimaste vittime della caccia. Anche l'alto numero di cacciatori colpiti da infarto nella zone di caccia mentre vagavano con armi cariche dimostra la frettolosità degli esami medici per il rinnovo delle licenze, e l'inadeguatezza del Decreto del Ministero Sanità del 28 aprile 1998 sui requisiti psicofisici per esercitare la caccia, che nulla prescrivono in caso di malattie cardiovascolari o propensione all'alcolismo. Non è garantito che maggior rigore venga prestato al preliminare accertamento di turbe psichiche, questo obbligatorio, a fronte di diverse tragedie avvenute nel 2006 connesse all'uso a fini di violenza privata di armi da caccia. L'insufficienza dell'attività di vigilanza non riesce ancora a contrastare alcune grandi sacche di bracconaggio, come nella provincia di Brescia, nei laghi costieri pugliesi, in Sardegna e nelle lagune venete, compreso in special modo il Delta del Po, ove abbonda l'esasperato uso dei proibiti richiami acustici a funzionamento elettromagnetico, con conseguenti mattanze di decine di migliaia di uccelli acquatici. Nell'Italia delle sbandierate "liberalizzazioni" un proprietario di un terreno non è libero di impedire l'accesso dei cacciatori al loro interno: l'articolo 842 del Codice Civile vieta al proprietario di un fondo rurale di negare al cacciatore l'accesso nei propri terreni, a meno che i terreni stessi non siano costosamente recintati nei modi di legge (attualmente recinzione non inferiore ad un metro e 20 centimetri). Una vessazione nata nel lontano 1923, quando si riteneva che agevolare la diffusione delle armi da caccia concorresse alla preparazione pre-militare degli Italiani. Resta irrisolto il problema delle violazioni da parte di più della metà delle Regioni italiane della direttiva 79/409/CEE in materia di tutela dell'avifauna, con deroghe illegittime per cacciare specie protette come storni, passeri e fringuelli, che hanno attivato diverse procedure di infrazione da parte della Commissione UE" (Carlo Consiglio).
tratto da: ecologia-liberale |
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