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Notizia del 4 gennaio 2007 - 10:30
Muro anti-rom a Milano

 

Come a Padova, anche nel capoluogo lombardo potrebbe ergersi una parete divisoria tra cittadini e zingari. Evviva l'Europa a 27!

 

 
Integrazione Forzata

Di: dellefragilicose


La Repubblica on Line di stamattina mi sembra l’unico quotidiano web ad evidenziare una notizia interessante: Sembrerebbe che anche Milano, probabilmente la citta’ piu’ moderna ed europea della nostra provinciale Italia, avra’ il suo muro che, in un quartiere di periferia, separera’ i cittadini milanesi da alcuni insediamenti Rom della zona. Sembra che la cosa si svolgera’ senza eccessivi intoppi, visto che non si registrano forti opinioni contrarie e quasi tutti concordano sulla necessita’ di stabilire una separazione fisica. Questo sara’ il secondo caso in Italia dopo le barriere di recinzione issate a Padova per isolare il quartiere di via Anelli. Si consideri che dal 1 gennaio 2007 la popolazione Rom di origine Rumena gode dello status di cittadinanza comunitaria.
E’ suggestivo osservare che mentre a Strasburgo e a Bruxelles ci si affanna ad eliminare confini ed aprire frontiere, all’interno degli stessi stati che costituiscono l’unione, le frontiere rinascono sotto forma di sbarramenti e recinzioni.
E’ un dato di fatto che una certa pressione politica sia assolutamente necessaria per favorire il processo di unificazione europea. I grandi disegni hanno bisogno di qualche spinta. Non sempre i popoli riescono a vedere tanto lontano. Ed e’ per questo che, almeno in passato, ho reputato giuste certe scelte "dirigiste" operate dal governo europeo. Tuttavia, i paesi che componevano il nucleo fondante condividevano un’antichissima storia comune, si trattava di fratelli separati dalla tempesta del Medioevo. Le recenti affiliazioni probabilmente introducono, con un passo sospettosamente forzato, popoli e culture sostanzialemente diverse. Il fenomeno sarebbe stato molto meno traumatico se si fosse creato tra i popoli fondatori un sentimento di patria comune che invece non esiste ancora. E’ triste ammetterlo, ma oggi esiste un Europa Unita per le merci ma non per i popoli.
La mia impressione e’ che quello che sta guidando il processo di integrazione, almeno in questo momento, non sia un criterio ideale, ma uno spirito pragmaticamente orientato al drastico abbassamento del costo del lavoro. La scelta di combattere la battaglia della globalizzazione sul piano cinese/indiano, richiede che l’Europa si doti di nuovi cittadini disposti ad accettare pesanti compromessi sul piano della qualita’ della vita.
La cosa non e’ nuova. Gia’ duemila anni fa, l’Europa unita sotto le insegne di Roma, attinse al serbatoio di forza lavoro economicamente allettante offerto dai popoli che vivevano ai confini dell’impero. La cosa non offri’ risultati brillanti. Quando i popoli perdono interesse per cio’ che producono e si limitano solo a controllare il processo, perdono di vitalita’ ed entusiasmo. E’ la seconda volta in due giorni che cito la storia antica. Probabilmente e’ segno di sfiducia in quella moderna.
In ogni caso, procedere a tappe forzate in un’integrazione che doveva essere preceduta da un processo di assimilazione culturale piu’ consistente, non potra’ che comportare problemi molto piu’ seri dei muri issati a Padova e Milano. Prostituzione, criminalita’ e droga sono solo i primi sintomi di un malessere che non tardera’ a manifestarsi con il suo vero volto, quel razzismo inconsapevole che ognuno di noi porta sepolto nel cuore. Nessun governo, nemmeno quello dell’Europa puo’ imporre pace e felicita’ per decreto. L’assimilazione l’affratellamento sono processi lunghi e laboriosi. A me sembra che non siano mai nemmeno iniziati.

Tratto da: dellefragilicose.blogsome.com