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Notizia del 14 novembre 2005 - 11:12
L'altra rivoluzione francese

 

Si diffonde la protesta anche in altre periferie europee

 

 
di: Dirittodicoscienza
Le periferie d'Europa in subbuglio

Sappiamo ormai tutti quello che sta avvenendo da 17 giorni a questa parte in Francia. O meglio, sappiamo solo quel poco che riesce a filtrare, ma lasciamo stare le polemiche.
Una guerriglia urbana in cui la rabbia repressa di una popolazione esclusa dalla società francese è esplosa in tutta la sua inarrestabile ferocia. Quando si costringono le persone a vivere in condizioni precarie, a vivere senza speranze per il futuro, non si fa altro che riempire sempre più di acqua un vaso; per quanto ampio esso sia, prima o poi basterà una goccia a farlo traboccare. Nel caso dei disordini francesi, è stato un incidente a due giovani di origine islamica, morti folgorati in una cabina elettrica in cui si erano rifugiati dalla polizia, la quale aveva fatto irruzione a suon di lacrimogeni in una moschea mentre i fedeli erano in preghiera. Avrebbero mai fatto una cosa del genere in una chiesa cattolica? Oppure qualcuno pensa che vi siano religioni di serie A e quelle di serie B?

Per chi non lo sapesse ancora, i musulmani pregano a piedi nudi. I due adolescenti sono morti proprio perché, essendo in preghiera, erano scappati via scalzi, perciò la scarica elettrica subita non è stata bloccata o limitata dall’isolamento delle scarpe. Questa morte insensata ha appiccato l’incendio di Parigi.

La questione fondamentale è che la maggior parte degli abitanti delle banlieu sono francesi, non immigrati. E la vita che lo Stato francese li costringe a fare ha fatto nascere in loro la convinzione di essere Francesi di serie B. Si chiama integrazione, ragazzi. Un concetto volutamente frainteso dal mondo occidentale. Non a caso questo tipo di integrazione, con modi e tempi che variano da caso a caso, è applicata in tutte le città europee.

Il 7 novembre, Prodi aveva commentato i disordini di Parigi affermando che il pericolo di rivolte avrebbe potuto interessare anche le metropoli del resto dell’Europa. In effetti non ha detto niente di nuovo, però è stato criticato aspramente. Addirittura, Bondi, l’8 novembre, a Radio Radicale, l’ha accusato di fomentare le insurrezioni e di sperare che si scatenino delle rivolte. Il giudizio forza un po’ troppo l’interpretazione del discorso di Prodi. Ognuno di noi può vedere quale tipo di integrazione vi sia nel nostro Paese.
Lo stesso giorno, al TG1 Pisanu rassicurava la nazione dicendo che noi non eravamo in pericolo, senza tuttavia fornire dati e fatti per dimostrarlo.

Tuttavia, scopro oggi che la Francia è in buona compagnia. L’ho letto sul televideo della RAI ma sul TG2 non se n’è parlato. Perché?

Su Repubblica.it è riportato in breve la situazione europea.
A Bologna, una delle città con la più alta percentuale di crimini in Italia, un po’ per burla o per emulazione, diversi cassonetti sono stati bruciati questa notte. Una scritta inneggiava ai roghi di Parigi.
In Belgio, da una settimana, sono nate una serie di rivolte che emulano quelle francesi. Incendi a Bruxelles, Liegi, Charleroi e in altri centri minori. Nessuno ha detto niente finora. Perché?
A Rotterdam, un gruppo di giovani hanno incendiato tre macchine ieri sera. Sembrerebbe un episodio isolato.
Ad Atene, altri due episodi di emulazione a scapito di due concessionarie.
Tornando alla Francia, dopo Parigi il centro più a rischio è Lione, nella quale vige il coprifuoco. Poi sta nascendo qualcosa a St. Etienne.

Questi figli di immigrati sono Francesi a tutti gli effetti, però la Francia non riconosce loro i diritti dei cittadini francesi; costringere le persone a vivere in ghetti in cui regna l’anarchia non significa integrazione, ma segregazione; apostrofare i casseurs come feccia e imporre la legge marziale invece del dialogo, non significa applicare la legge: tutto ciò significa razzismo.
Facciamo un esame di coscienza. Siamo proprio sicuri di essere immuni a questo tipo di fenomeni? Quando gli esclusi raggiungono il limite di sopportazione sono sempre scoppiate delle rivolte. Non ci sono degli esclusi da noi? Non ci sono persone che potrebbero emulare le rivolte francesi e belghe per avviare un nuovo ‘68? Quanti immigrati vi sono in Italia?
Io vedo come tanti Italiani di origine africana siano trattati come esseri inferiori, quando molti di loro sono magari filosofi, ingegneri o medici che non possono esercitare le loro professioni perché il loro titolo di studio non è riconosciuto nel nostro Paese; oppure conoscono tre o quattro lingue, quando la maggior parte degli Italiani non conosce bene nemmeno l’italiano.
Io ascolto dichiarazioni razziste in continuazione da parte di esponenti di governo della Lega che considerano come feccia tutti gli immigrati indistintamente, e li rinchiude in veri e propri campi di concentramento chiamati centri di permanenza temporanea (suona molto meglio), come quello a Lampedusa. A questi ministri non importa se gli immigrati scappano da Paesi in cui rischiano di morire perché appartengono a una determinata tribù, a una certa fede religiosa o politica, o perché il loro Stato è poverissimo a causa dello sfruttamento delle potenze industriali come l’Italia. Non importa. Se uno è un immigrato, per giunta islamico o comunque non bianco, non deve godere dei diritti degli Italiani; se addirittura è clandestino…
Invece, se un imprenditore falsifica il bilancio commettendo bancarotta fraudolenta, rovinando un’azienda, mandando sulla strada migliaia di lavoratori onesti e con famiglie da mantenere, è soltanto uno che fa finanza creativa, non un criminale della peggior specie.

Quanti altri episodi di razzismo avvengono ogni giorno in tutta Europa? Voi stessi vi siete mai chiesti se avete mai assunto comportamenti razzisti? Secondo il dizionario De Mauro-Paravia la definizione di razzismo è: insieme degli orientamenti e degli atteggiamenti che distinguono razze superiori da razze inferiori e attuano comportamenti che vanno dalla discriminazione sociale, giuridica e istituzionale alla persecuzione e allo sterminio di massa, volti a tutelare la purezza della razza superiore e la sua egemonia sulle razze inferiori. Per estensione, ogni atteggiamento discriminatorio variamente motivato nei confronti di persone diverse per categoria, estrazione sociale, sesso, opinioni religiose o provenienza geografica.

Quanti episodi del tipo sopra descritto avvengono nel mondo e in Italia? Non solo a danno degli immigrati o ai loro figli, ma anche a scapito di connazionali poveri, che vivono in periferie abbandonate a se stesse?
Il degrado sociale è come un cancro. La differenza è che si può curare.

tratto da: Dirittodicoscienza.blogsome.com